Area aperta

Area rossa

Cantiere

Autore

Forum

Indice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

17

      Erano passati venti minuti, quando uno degli infermieri gli si avvicinò.

      - Stanno sfondando la porta d'ingresso. Ha fatto male a non andare, dottore.

      Questa volta il tempo era venuto. Lo sapeva. Non ci sarebbero stati altri miracoli. Due volte era scampato per un pelo. Alzò le spalle. Non gli importava niente; il pensiero di quell'addio mancato gli bruciava ben di più. Aveva di nuovo le lacrime agli occhi.

      In quel momento sentì una voce alle sue spalle:

      - Bene, Louis, ora puoi venire con me?

      Al suono della voce di Llera, sentì una gioia intensa, che subito si trasformò in angoscia. Si voltò, quasi sperando di essersi sbagliato. Ma Jorge era davanti a lui. Perché? Perché non se n'era andato? Perché?

      - Non mi chiedere perché, bestia. Muoviti, ora.

      Lo afferrò per la mano e cominciò a trascinarlo lungo le scale. In alto, verso la soffitta. Louis seguiva docile, angosciato ed incredulo. Nella soffitta si apriva un lucernario.

      - Esci di lì, ma attento a non scivolare: il tetto è in pendenza e se perdi l'equilibrio ti infilzerai da solo nelle picche di quelli là sotto.

      Louis uscì sul tetto, muovendosi con cautela. Llera lo seguì, poi lo prese per mano e, camminando lentamente, raggiunsero un comignolo, intorno al quale era stata passata una corda.

      - Dobbiamo scendere di qui. Attento che le corde non sono fissate: tieniti a tutt'e due.

      Llera cominciò a scendere. Louis lo seguì. Si ritrovarono in uno spazio ristretto, in leggera pendenza, delimitato da due spioventi del tetto. Louis cercò di capire dove fossero. Su una parte bassa del tetto dell'ospedale, verso il retro. Llera fece scorrere la corda fino a che trovò il nodo che aveva stretto, lo sciolse e ritirò la corda.

      - Sediamoci qui.

      Si sedettero uno di fianco all'altro. Da poco lontano provenivano urla e spari.

      - Se l'ospedale non prende fuoco, abbiamo qualche possibilità di cavarcela. Possiamo rimanere qui fino alle ultime ore della notte, poi calarci giù e cercare di uscire da questo inferno.

      Louis annuì. Ci fu un attimo di silenzio.

      - Scusami se ti ho dato dell'imbecille. Ero esasperato. È stata una notte da incubo. Ho saputo di quanto sarebbe accaduto troppo tardi. Mi sono precipitato al Cap per prenderti e sono riuscito ad arrivare senza intoppi a casa tua. Ero ancora in tempo. Saremmo riusciti a scappare, a raggiungere il porto o ad allontanarci dalla città in un'altra direzione. E tu non c'eri. Nessuno sapeva dov'eri. Ho cercato di capirlo, ma potevi essere dappertutto: sapevo che c'erano stati combattimenti e disordini e potevi esserti rifugiato in casa di qualcuno. Sono corso da Marie-Sophie e lei mi ha detto che probabilmente eri all'ospedale. L'ho avvertita di scappare e sono corso qui. Ma ormai era tardi. L'attacco era incominciato ed arrivare qui era quasi impossibile. E non sapevo neanche se ti avrei trovato. Quando sono arrivato, tu c'eri. Che sollievo! Ma non volevi venire via. Ti avrei sparato. Sono corso a cercare una via di uscita. Ho visto il lucernario e ho pensato al tetto. Ho preparato tutto e sono tornato a prenderti. Questa volta ti avrei portato via a forza. Non so se ce la faremo, ma va bene così.

      Louis appoggiò la sua mano sul dorso della sinistra di Llera e l'accarezzò, poi infilò le dita tra le sue.

      - Ora sono io che parlo troppo, ma avevo bisogno di dirtelo. Devo dirti molte cose. Non molte. Forse una sola. Ma non ora.

      Rimasero in silenzio. Louis pensava che Llera aveva rischiato la vita per salvarlo e che... Non voleva pensare. L'amava, era felice di averlo lì vicino, ma temeva che il suo tentativo di salvarlo lo avesse messo in una via senza uscita.

      Louis continuava ad accarezzare la mano di Jorge. Dopo un po' di tempo, Jorge parlò nuovamente:

      - Tu parli davvero con le mani. Grazie per quello che mi dici.

      Louis sorrise. Proseguì le sue carezze.

      Passò un'ora, forse meno. Continuavano a sentirsi urla e spari, ma Louis si sentiva tranquillo, ora. Stare seduto di fianco a Jorge, carezzandogli la mano, lo appagava pienamente. Il futuro non importava.

      Di colpo videro un bagliore sulla destra. Capirono subito. Llera si mosse e si sporse per guardare.

      - Merda! L'ospedale brucia. Dobbiamo calarci, ma lo faremo il più tardi possibile. Più tardi è, più possibilità abbiamo di non essere infilzati, non subito almeno.

      Llera si sedette di nuovo.

      Ora il calore stava aumentando sensibilmente. Sulla destra, dietro il profilo del tetto, videro apparire lingue di fuoco.

      - Vediamo un po'. Sotto sembra non esserci nessuno. Se riusciamo a calarci giù senza che ci ammazzino, dopo possiamo difenderci.      

      Llera salì sul tetto fino a che trovò un comignolo a cui fissare la corda, poi si calò nel buio. Louis lo seguì. Il vicolo era molto stretto e, nonostante l'incendio che aveva raggiunto i tetti, era immerso nell'oscurità.

      Llera estrasse dalla tasca una pistola e l'impugnò, poi si fermò. Esitava, non sapendo dove dirigersi.

      - Dove diavolo siamo?

      Louis lo prese per il braccio e lo guidò verso lo sbocco del vicolo. Voltato un angolo, si trovarono a pochi passi da una strada. L'edificio di fronte a loro bruciava. Llera si sporse a guardare. Non c'era nessuno.

      - Andiamo! Di corsa. Non ti staccare. No, è meglio che ti tenga. Se ti succede qualche cosa...

      Lo prese per il polso e cominciarono a correre. Lungo la strada non c'era nessuno e molti edifici bruciavano.

      Avevano percorso un buon tratto, quando videro di fronte a loro, a meno di venti metri, tre neri che sbucavano da un vicolo. Llera si fermò ed estrasse una seconda pistola. Ora aveva una pistola per mano. I tre li guardarono. Avevano i coltelli. Louis mise una mano in tasca, come se volesse prendere una pistola. Una finta, ma in quella situazione poteva ottenere un certo effetto. Contro due uomini armati di pistole tre attaccanti con i coltelli non avevano nessuna possibilità.

      I neri rientrarono nella viuzza da cui erano sbucati. Llera e Louis si spostarono sul lato opposto della strada e, camminando rasente agli edifici, avanzarono con cautela, tenendo d'occhio l'ingresso del vicolo, ma non si vedeva più nessuno.

      - Tu guarda dietro, io davanti.

      Llera rimise in tasca la pistola che teneva nella sinistra e lo afferrò nuovamente per il braccio, poi riprese a muoversi rapidamente. Louis controllava l'ingresso del vicolo, ormai alle sue spalle. Non c’era segno di vita. In quel momento Llera lasciò andare il suo braccio.

      - Merda!

      Ora i neri erano sette, appena sbucati dalla viuzza successiva. Gli stessi di prima, probabilmente, che erano corsi a chiamare un altro gruppo lì vicino. Due avevano una pistola.

      - Giù, Louis, giù.

      Louis si gettò a terra. Llera fece fuoco con la destra, estrasse l'altra pistola, fece nuovamente fuoco. Anche i neri fecero fuoco. Louis vide Llera cadere. Urlò.

      - Jorge!

      Jorge, disteso a terra, si voltò, lo guardò un attimo con un'espressione sbigottita sul volto, poi sorrise, mentre freneticamente caricava una delle pistole. Non era stato colpito, si era soltanto buttato a terra. Louis provò un sollievo infinito, per quanto disperata fosse la loro situazione. I due neri con le pistole erano al suolo. Gli altri ebbero un momento di smarrimento, poi si chinarono a raccogliere le pistole, mentre uno di loro si lanciò su Llera, brandendo un coltellaccio.

      Llera riuscì a caricare la pistola e sparò ancora, centrando l'assalitore quando questi era a mezzo metro da lui. L'uomo girò su se stesso e cadde a terra.

      Louis si alzò, prese Llera per la mano e lo trascinò verso un vicolo che si apriva dall'altra parte della strada. Vi si infilarono di corsa. Dietro di loro sentivano le urla dei neri. La stradina era breve e si divideva subito in due tronconi. Louis conosceva il posto, in quella zona si era recato molte volte per curare alcuni mulatti e bianchi poveri. Svoltò a destra. Continuò a correre rapidamente, tra le piccole vie. Llera lo seguiva e guardava alle sue spalle. I neri non erano più visibili. Arrivarono ad una casa bruciata.

      - Fermati.

      Louis ubbidì.

      - È più prudente fermarci ad aspettare. Quelli hanno perso le nostre tracce, correndo rischiamo solo di trovarne altri. Entriamo qui.

      Entrarono tra le rovine fumanti.

      - Nascondiamoci qui e taci.

      Sorrise e ripeté:

      - Taci, non voglio sentirti dire altro. È stato bellissimo. Era la tua prima parola?

      Louis annuì. Llera poteva appena vederlo nell'oscurità. Si inginocchiarono nella cenere. Llera ricaricò le pistole.      

      Rimasero a lungo distesi tra le rovine. Ora c'era silenzio, anche se lontano si sentivano ancora spari ed urla. Passarono due o tre ore. Llera si alzò.

      - Ora dobbiamo andare. Se riusciamo ad arrivare fuori città, è fatta.

      Videro diversi cadaveri nelle strade, ma non incontrarono altri ostacoli. Coloro che incrociavano erano ubriachi o occupati a saccheggiare; la vista delle pistole era sufficiente a dissuaderli dall’attaccare.

      Ben presto uscirono nei campi.

      Louis si chiese se davvero anche quella volta ce l'avevano fatta. Forse Jorge aveva ragione. Forse aveva davvero sette vite. E lui? Sarebbe davvero morto quando lo voleva? Non gli sembrava probabile. Ma avrebbe difeso la sua vita. E quella di Jorge.

      - Dobbiamo proseguire, Louis. Non sei troppo stanco? Non hai passato le ultime notti in bianco?

      Louis alzò le spalle e gli fece segno di continuare.

      Camminarono a lungo. Quando albeggiò erano già abbastanza lontani dalla città. Llera conosceva strade e sentieri e si muoveva con sicurezza.

      Verso mezzogiorno Louis sentì che le gambe non lo sostenevano più. Non disse nulla e cercò di mantenere il passo, ma stava cedendo. Dopo un po' Jorge si rese conto che Louis rimaneva indietro e rallentò il passo.

      - Mi spiace, Louis, ma non possiamo fermarci qui. Non voglio correre rischi. Sarebbe idiota farsi ammazzare ora.

      Louis annuì. Ogni passo gli costava una fatica atroce, ma proseguì. Dopo un'ora fecero una sosta.

      - Dormi pure un po'. Qui non ci sono rischi.

      Louis sprofondò nel sonno. Jorge lo chiamò dopo poco più di un'ora e ripresero la marcia. Louis si sentiva le gambe irrigidite, ma dopo alcuni passi riuscì nuovamente a muoversi abbastanza speditamente. Verso sera arrivarono ad una radura in cui si trovavano alcune capanne. Dal margine del bosco Jorge osservò con attenzione il posto, poi, quando vide due bambini uscire di corsa da una delle abitazioni, sorrise e disse a Louis.

      - Tutto a posto, qui possiamo mangiare e dormire.

      Si fece avanti, seguito da Louis. I bambini si fermarono, poi uno gli corse incontro, mentre l'altra, un po' più grande, rientrò nella capanna, chiamando.

      Sulla porta uscì una donna, che li accolse sorridendo.

      - Benvenuti.

      Llera ricambiò il sorriso.

      - Ti chiediamo ospitalità, Desirée.

      - Sistematevi, vi preparo da mangiare.

      Dopo che ebbero mangiato, Llera chiese dove poteva far dormire Louis al sicuro. La donna lo portò in un'altra capanna, in cui non sembrava esserci nessuno. Louis non sapeva che cosa Jorge intendesse fare, ma si stese immediatamente e dormì di un sonno profondo. Quando si svegliò era ormai pieno giorno. Nella capanna non c'era nessuno, ma accanto alla stuoia su cui aveva riposato, ce n'era un'altra. Jorge doveva aver dormito accanto a lui.

      Louis si alzò a sedere. La stanchezza era passata. Si affacciò sulla soglia. Jorge stava giocando con il bambino che il giorno prima gli era corso incontro. Lo guardò.

      - Direi che hai riposato bene. Hai dormito oltre dieci ore!

      Louis gli sorrise.

      - Jorge.

      Avrebbe potuto dire altro, ma non voleva.

      - Se hai ritrovato quest'unica parola, per me va bene così. Non potrei chiedere di meglio.

      Louis sorrise nuovamente.

      - Puoi venire a dare un'occhiata ad un bambino che ha la febbre? E c'è anche un uomo con una ferita infettata.

      Louis visitò il bambino ed il ferito, poi andò a raccogliere le erbe necessarie per la cura, accompagnato da Jorge.

      Rimasero nel piccolo villaggio tutto il giorno. Verso sera, dopo aver mangiato, Jorge gli espose le sue intenzioni.

      - Dobbiamo partire. Il prossimo tratto è l'ultimo che presenta ancora diversi rischi ed è meglio percorrerlo di notte. Se non ci sono problemi, domani mattina saremo al sicuro.

      Louis visitò i suoi due pazienti, poi si avviarono. Ora ognuno di loro due aveva una borsa con alcune provviste e Louis aveva alcune delle erbe raccolte il giorno prima.

      Louis si stupì della sicurezza con cui Jorge si muoveva, anche al buio, in punti in cui non sembrava esserci sentiero. Pensò che comunque presto l’oscurità avrebbe impedito loro di continuare, ma poi si rese conto che erano passati su un sentiero abbastanza sgombro e la luce lunare era sufficiente per muoversi. Il sentiero era in forte salita e quando giunse l'alba si trovavano in alto su una montagna.

      - Qui non ci sono più pericoli. Vuoi che ci fermiamo a dormire un po'?

      Louis annuì. Era stanco e non gli spiaceva l'idea di riposare.

      Si stesero fuori dal sentiero, in un punto riparato. Jorge lo chiamò qualche ora dopo. Il sole era alto, ma era ancora mattino.

      Verso mezzogiorno cominciarono a sentire il rumore di una cascata.

      - Che ne diresti di un bel bagno?

      Louis fu entusiasta dell'idea. Si sentiva sudato e lercio.

      Lasciarono il sentiero e si mossero fino a raggiungere un torrente, che formava una cascata e poi una serie di ampie pozze d'acqua. Louis ne indicò una, che sembrava particolarmente invitante, ma Llera scosse la testa e lo guidò più in basso. In un angolo nascosto vi era una pozza più ampia, con un'acqua limpida, di un azzurro intenso.

      Louis si spogliò, conscio degli occhi di Jorge su di lui. Non si voltò ed entrò rapidamente in acqua. Sentì la sensazione di frescura sulla pelle. Si immerse, si strofinò i capelli e la barba, nuotò, si lasciò galleggiare. Accanto a lui Jorge faceva le stesse cose. Si sentiva felice. In un momento in cui era in piedi nell'acqua, ai margini della pozza, Jorge cominciò a spruzzargli l'acqua in faccia. Louis fece altrettanto. La battaglia proseguì un buon momento, poi Jorge gli saltò addosso e lo immerse. Lo lasciò quasi subito. Louis riemerse, ridendo, ma si sentiva turbato. Spruzzò di nuovo Jorge e si issò sulla roccia ai margini della pozza. Di lì spruzzò ancora Jorge, con i piedi. Jorge si allontanò, per non essere raggiunto dagli schizzi, ma continuò a guardarlo.

      Ora che era sulla riva Louis era di nuovo conscio dello sguardo di Jorge. Si stese supino sull'erba, ai piedi della piccola cascata che alimentava quella pozza. Sentì che Jorge usciva dall'acqua. Lo vide avvicinarsi e stendersi prono di fianco a lui. Voltò il viso per guardarlo. 

      - Jorge.

      Jorge girò la testa e lo fissò sorridendo, senza dire nulla.

      - Mi sono innamorato di te, Jorge.

      Jorge scoppiò a ridere, una fragorosa risata, che disorientò Louis, poi lo guardò, con un ghigno. Smise di ridere e lo fissò. L’espressione del suo viso cambiò completamente. Sembrava avere quasi paura, ora.

      - Di me, contrabbandiere senza patria, senza Dio, puttaniere, infedele? Di me? Lo sai cosa dicono di me. Lo sai, l'hai sentito quella maledetta sera.

      C'era una contrazione sul suo viso, uno spasimo di dolore acuto.

      - Jorge.

      - Louis. Louis. Louis. Louis.

      Mentre ripeteva il suo nome, Jorge protendeva le mani, gli passava due dita sulla guancia, sfiorandolo appena, quasi avesse paura di toccarlo.

      - Louis, tu non puoi sapere. Quanto ti amo, quanto ti desidero. Senza il coraggio di dirtelo. Mi hai preso l’anima, senza che me ne rendessi conto. Scoprirlo è stato tremendo, come sprofondare di colpo nelle sabbie mobili. Non sapevo che cosa provavi, che cosa pensavi. Poi l’ho letto nei tuoi occhi, ma ho letto anche i tuoi dubbi. Me l'ha detto la tua mano, sul tetto dell'ospedale. Louis. È così bello sentirtelo dire. Dimmelo ancora.

      - Ti amo, Jorge, la mia anima ti appartiene.

      Jorge si avvicinò. Si mise in ginocchio di fianco a lui, gli prese il viso tra le mani. A quel contatto Louis sentì un leggero tremito invaderlo. Si mise a sedere, fissando Jorge negli occhi. Le loro bocche si cercarono e si trovarono, in un bacio molto delicato, esitante, che ben presto divenne appassionato. Le loro lingue si incontrarono ed allora Jorge spinse Louis a terra, stendendosi su di lui.

      I loro corpi aderivano ed una sensazione di benessere infinito avvolse Louis. Le sue mani accarezzarono il viso di Jorge, chiedendo ed ottenendo un altro bacio, lungo e profondo. Le mani di Jorge percorrevano il corpo di Louis, scivolando lungo i fianchi e le cosce. Ed in entrambi si accendeva un unico fuoco.

      Jorge lo guardò, aprì la bocca per dire qualche cosa, ma non riuscì a trovare parole ed allora baciò ancora Louis. Poi si staccò da lui, mettendosi a sedere sulle ginocchia, e lo guardò a lungo, mentre le sue mani percorrevano lentamente il torace ed il ventre, accarezzando la picca ed avvolgendo i testicoli, per risalire subito dopo fino alle spalle ed al viso.

      Jorge chinò il capo ed avvicinò le labbra all’arma tesa. La prese in bocca. Louis ebbe un guizzo e quasi urlò. Chiuse gli occhi e si abbandonò alla carezza di quella lingua, che scorreva impietosa, trasmettendogli brividi di piacere. Le sue mani strinsero la testa di Jorge, si impigliarono tra i suoi capelli, poi l’allontanarono. Jorge lo guardò senza capire.

      Louis sorrise e mormorò:

      - Stenditi di fianco a me.

      Una mano di Louis guidò Jorge, che si distese in modo che ognuno di loro due avesse la testa vicina alla picca dell’altro. Louis avvicinò le labbra all’uccello di Jorge e lo avvolse con le labbra, poi lo lasciò e si mise ad accarezzarlo con la lingua. La bocca di Jorge intanto giocava con il suo e Louis non avrebbe saputo dire quale piacere fosse maggiore. Le mani di Louis sfioravano Jorge e ricevevano da lui altre carezze.

      Infine il piacere si tese allo spasimo ed esplose, prima in Louis, poi in Jorge ed entrambi accolsero in bocca il seme dell’altro.

      Allora Jorge si girò e si mise nuovamente su Louis, baciandolo sulla bocca.

      Rimasero a lungo così, fino a che sentirono tutti e due che il desiderio premeva di nuovo ed allora Jorge si sdraiò di fianco a Louis, sul ventre, e gli sorrise. Louis si inginocchiò e gli morse il culo, con forza, tre volte, facendolo gemere. Poi si adagiò su di lui ed incominciò a passargli la lingua dietro l’orecchio e sul collo, a mordergli delicatamente la spalla, ad accarezzargli la testa, i fianchi.

      Infine si bagnò due dita, inumidì l’apertura e lentamente vi entrò.

      Jorge sentì un’ondata di sensazioni travolgerlo e gridò il nome di Louis, tre volte.

      Gli sembrava che tutta la sua esistenza trovasse completezza e senso in quel momento, mentre la sua carne e quella di Louis si fondevano. Era un piacere sconfinato, che nasceva da dentro, cresceva in lui, diventando sempre più forte, ed infine si scagliava fuori, mentre un urlo gli sgorgava dalle labbra.

      Louis venne poco dopo di lui.

      Rimasero alla pozza tutto il pomeriggio e la notte. Dormirono abbracciati e Louis si sentì protetto e felice.

 

 

 

 

 

 

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

 

 

 

 

 

AREA ROSSA

RACCONTI

ROMANZI

LINKS

GALLERIA