Arte

Diverse gallerie sono dedicate ad artisti (in particolare pittori/disegnatori e fotografi) e ad opere d’arte. In alcuni racconti un personaggio importante è un artista: un pittore, uno scultore, uno scrittore, un musicista, un attore, un fotografo.

 

 

 

 

- Munthir, tuo figlio mi farà un ritratto.

Non è la prima volta che Munthir riceve una richiesta – o forse sarebbe più esatto dire un ordine - di questo genere: suo figlio Waahid ha ritratto diversi nobili della corte. In questo caso però Munthir sospetta che Mu’ezz ibn Abd Allah al-Misri possa avere anche altri fini: non è un segreto per nessuno che al ricco Mu’ezz i ragazzi piacciono. Con ogni probabilità se Mu’ezz ha deciso di farsi ritrarre da Waahid non è solo per il talento eccezionale del ragazzo.

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- Mi scuso se la ricevo così, signor conte, ma non aspettavo visite e sono al lavoro.

Il conte sorride.

- Sono io che devo scusarmi, se mi presento in questo modo, senza preavviso. Ma sono… molto diretto. Qualcuno direbbe sfacciato. E credo che avrebbe ragione.

Il conte si interrompe e ride, poi riprende:

- Ho avuto modo di vedere diversi suoi quadri e ho deciso di farmi ritrarre dal più grande pittore vivente.

Gustav sorride.

- Allora è venuto a chiedermi l’indirizzo di Monet?

Il conte ride di nuovo.

- Ha capito benissimo, signor Keller. Ma me l’avevano detto che lei è molto modesto, virtù rara, che io non posseggo per nulla. Comunque voglio che mi ritragga lei, che è il più grande tra i pittori del nostro tempo.

 

 

 

 

 

 

Cammina a lungo. Ormai la foresta alle sue spalle è appena una linea scura all’orizzonte, quando d’improvviso sente un suono. Immediatamente il vento si placa. È la musica di un flauto quella che si libra nell’aria, ma a suonare lo strumento è un maestro, perché mai Cernunnos ha sentito una simile armonia. Il mondo è immobile, ad ascoltare la melodia divina: si è fermato il vento, l’acqua della cascata ha interrotto il suo precipitare, gli uccelli non cantano, né volano. Nulla si muove. Cernunnos stesso sente le forze abbandonarlo. Non vuole più proseguire. Vuole solo ascoltare la musica divina che risuona intorno a lui, che riempie l’aria, che lo avvolge.

Cernunnos vede il suonatore che avanza verso di lui. È un uomo forte, come quelli che il dio ama. Ha lunghi capelli neri, che porta sciolti sulle spalle, e sul suo corpo possente Cernnunos può vedere segni tracciati con inchiostro, a suggello di antichi patti.

Cernunnos vorrebbe avvicinarsi a lui, ma non può muoversi: la musica lo stringe come una catena invisibile. L’uomo ora gli è di fronte e le sue mani scorrono veloci sul legno del flauto.

Cernunnos rimane immobile ad ascoltare la melodia divina. Davanti ai suoi occhi si svelano immagini di cui non comprende il senso, ma che sente essere visioni del proprio futuro. C’è un’immensa fortezza, circondata da una palizzata tanto alta che sfiora il cielo e intorno altri pali portano in cima le teste di guerrieri valorosi. C’è un uomo giovane e forte, dai lunghi capelli neri e forti braccia. E poi un serpente di un verde brillante, come uno smeraldo, che si avvolge in ampie spire.

 

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Lo spettacolo si svolge nella palestra di una scuola. Hanno costruito un palcoscenico di fortuna, fatto di cubi di legno. Le sedie sono state prese dalle classi: sono rovinate e molte sono piene di scritte. Sono stati montati tre riflettori e non c’è nessuna scenografia.

Fabrizio è alquanto scettico: in queste condizioni, che razza di recita sarà?

Si ricrede molto in fretta. Il dramma di Shakespeare lo prende completamente: il ritmo dell’azione è sostenuto, gli attori bravissimi e in questa palestra con i muri scrostati e i neon che lampeggiano le parole del dialetto sembrano ancora più forti. Fabrizio è completamente catturato da questa storia di lotta per il potere e di ideali, dai personaggi potenti. A colpirlo più di tutti è l’attore che interpreta Bruto, Antonio Basile, che è anche il regista di questa compagnia di giovani. Ha una faccia nota. Anche la voce. Infine Fabrizio si ricorda: lo ha visto a Milano, in Filumena Marturano. Solo che allora era truccato in modo da sembrare un uomo maturo, qui ha la sua faccia giovane, deve avere sì e no trent’anni.

 

 

 

Mio padre mi mette una mano sulla spalla, un gesto confidenziale che non è insolito, ma che in questo momento mi turba.

- Mi sto annoiando. Ce l’hanno tutti con Madame Bovary.

Io cerco di fare una battuta:

- Non sopporti i rivali.

- Io e Flaubert non siamo rivali. Ci rivolgiamo a un pubblico del tutto diverso. Che ne direste se ce ne andassimo? Possiamo passare da noi e bere un bicchiere in pace, senza Madame Bovary tra i coglioni.

Rispondo, istintivamente:

- Va bene, è una buona idea.

 

 

 

 

 

 

 

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L’ultima sera, mentre si dirige al teatro, Klaus sente l’angoscia salire. Nella scena in cui il protagonista del dramma si confronta con lui, lascia che tutta la sua disperazione emerga: non ha bisogno di fingere, perché la sua sofferenza è reale. Alla fine, quando gli attori escono tutti a ringraziare, l’applauso del pubblico a Klaus è molto caloroso, ma questo non basta a confortarlo di fronte al vuoto che lo attende.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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